Leggimi sotto in Italiano 😀
Mitrede isch eifach - entscheide söll de Chef
Irgendwie werden wir jetzt alle zu Nüsslisalat Spezialisten. Zwei drei Zeilen und wir wissen sofort um was es geht, so chömmer überall mitschwafle. Die Prozesse werden immer mühsamer, denn mit allen Informationen die uns unmittelbar zur Verfügung stehen, werden die Diskussionen bis ins letzte Mikrodetail geführt und wenn es dann aber um Entscheidungen geht, da schauen alle weg oder eben rauf, zum Chef, Reverse Delegation oder Upward Delegation .
Die Cheffs kommen an ihre Grenzen, fragen sie jemanden um ihre Meinung, kommt wieder ein Schwall an Information zurück, das ist anstrengend, denn so verlieren wir das Bauchgefühl, das kritische Denken wird delegiert und das isch scho kli fragwürdig, oder? Wir sehen das immer mehr, entweder sind Projekte praktisch on Hold, weil Unsicherheit herrscht und keine Entscheidungen gefällt werden oder alles geht so schnell, dass die Leute am Anschlag sind, weil wir durch die Arbeitverdichtung total überfordert werden.
Wir fragen uns einerseits wie lange wir das ohne krank zu werden aushalten werden, wie sich die Schere öffnet zwischen den Neugierigen und den Vorsichtigen und wie sich dadurch Teams zusammenraufen, um im Kollektiv damit fertig zu werden. Dazu haben wir letzten Monat eine Hypothese mit der Formel KI im Quadrat veröffentlicht. Findsch sie uf crativ.ch unter «Zügs» 😀
Gehen wir davon aus, dass wir eine solche Vertrauens- und Lernkultur etabliert hätten, die kollektive Intelligenz mit künstlicher Intelligenz clever potenziert, eben KI im Quadrat. Dann kommt als nächstes die Frage, wie wir morgen noch arbeiten und wie sich unsere Rollen dahin verändern werden. Wir können einfach warten und in den Tag hineinleben oder wir können uns aktiv damit auseinandersetzen und unser Jobprofil der Zukunft gemeinsam gestalten, Gedanken machen welche Skills wir dafür aufbauen müssten, was uns motivieren könnte und was eher nicht, wie und wo KI dabei helfen kann. Wir wären die ganze Zeit am Ruder. KI nimmt uns vieles ab und gibt uns die Chance und die Zeit uns neu zu erfinden. Klar kann man diese Entwicklung als Gefahr ansehen, so hemmer immer öpper wo d’Schuld isch… nur haben wir nicht gegessen davon und zufriedener werden wir auch nicht.
Wir plädieren daher, als erstes in Unternehmen die teils verlorengegangene Wir-Kultur wieder zu etablieren und dann die gewonne Zeit gemeinsam in die Gestaltung unserer individuellen Zukunftsperspektiven zu investieren. Eigentlich nicht Rocket Science, alles eine Sache der Einstellung und will mer ja alli könd mitschwafle kömmer ja au probiere eusi eigete Entscheidige wieder z’treffe oder?
Was meinsch? Lohnts sich da tüüfer z’gah?
Cheers
Ruggero
__________________
Dare opinione è facile - decidere può il capo
In qualche modo stiamo diventando tutti esperti di insalata di lattuga. Due o tre righe e sappiamo subito di cosa si tratta, così possiamo dire la nostra su tutto. I processi diventano sempre più faticosi, perché con tutte le informazioni che abbiamo immediatamente a disposizione, le discussioni si spingono fino all’ultimo microdettaglio e quando poi si tratta di prendere decisioni, tutti distolgono lo sguardo o lo rivolgono verso l’alto, verso il capo: delega inversa.
I capi stanno raggiungendo i propri limiti: se chiedono a qualcuno un parere, ricevono di nuovo una valanga di informazioni; è estenuante, perché così perdiamo l’istinto, il pensiero critico viene delegato e questo è già un po’ discutibile, no? Lo vediamo sempre più spesso: o i progetti sono praticamente in sospeso, perché regna l’incertezza e non si prendono decisioni, oppure tutto procede così in fretta che le persone sono al limite, perché siamo totalmente sopraffatti dall’intensificazione del lavoro.
Da un lato ci chiediamo per quanto tempo riusciremo a resistere senza ammalarci, come si sta allargando il divario tra i curiosi e i cauti e come, di conseguenza, i team si uniscano per affrontare la situazione collettivamente. A tal proposito, il mese scorso abbiamo pubblicato un’ipotesi con la formula «IA al quadrato». La trovate su crativ.ch sotto «Zügs», purtroppo in tedesco ma DeepL ce lo traduce con due clic 😀
Partiamo dal presupposto di aver instaurato una cultura della fiducia e dell’apprendimento tale da potenziare in modo intelligente l’intelligenza collettiva con l’intelligenza artificiale, appunto «IA al quadrato». A questo punto sorge la domanda: come lavoreremo domani e come cambieranno i nostri ruoli? Possiamo semplicemente aspettare e vivere alla giornata, oppure possiamo confrontarci attivamente con la questione e plasmare insieme il nostro profilo professionale del futuro, riflettendo su quali competenze dovremmo sviluppare, cosa potrebbe motivarci e cosa invece no, come e dove l’IA possa aiutarci. Saremmo sempre noi al timone. L’IA ci solleva da molti compiti e ci offre l’opportunità e il tempo di reinventarci. Certo, si può vedere questo sviluppo come un pericolo, così c’è sempre qualcuno a cui dare la colpa… solo che non ne abbiamo tratto alcun beneficio e non ne saremo nemmeno più soddisfatti.
Chiediamo quindi, innanzitutto, di ristabilire nelle aziende la cultura del «noi», in parte andata perduta, e poi di investire insieme il tempo guadagnato nella definizione delle nostre prospettive individuali per il futuro. In realtà non è rocket science, è tutta una questione di atteggiamento e, se vogliamo partecipare, potremmo anche provare a prendere di nuovo le nostre decisioni, no?
Che ne pensi? Vale la pena approfondire l’argomento?
Saluti
Ruggero